John Maynard

banche imprese persone

Guardie e ladri

Wile E.Coyote
Mi colpisce, a distanza di così tanti mesi dall’inizio della crisi, che nessuno abbia evidenziato l’unica vera questione in ballo, quella del senso,del significato, del perchè si fanno le cose. Ovvero dell’educazione, anche finanziaria, del senso del lavoro, del significato della creazione del valore, del profitto, del fare banca ed impresa.
Così nessuno si pone il problema che, accanto alle regole da rispettare (e per carità, ci mancherebbe altro), ci sia anche una questione che viene prima, e che potremmo definire di educazione e dunque di cultura finanziaria.
E’ stupefacente annotare il moralismo dei giornalisti, proni in passato di fronte ai grandi CEO (chiamarli amministratori delegati, no?), ora chiederne la testa e moraleggiare, appunto, sui compensi: certo, follemente elevati, ma sui quali nessuno ha mai avuto qualcosa da ridire.
E quando certi bilanci, di certi grandi gruppi bancari italiani, venivano fatti vendendo derivati, alla stregua di Beep Beep che molla a Wile E.Coyote un candelotto di dinamite acceso, come mai nessuno ha avuto da ridire? Ci sono imprese che stanno ancora piangendo per le perdite che hanno registrato: ma, allora, si creava valore, ora le banche sono ladre.
C’è molto da lavorare, sul senso: invito i lettori del blog a riparlarne, io mi riprometto di farlo appena possibile.

11 Commenti »

  Stefano Berti wrote @

sottoscrivo e mi chiedo: cosa farà ripartire tutta la vicenda, in sostanza cosa stiamo aspettando, chi dirà ” è tutto finito adesso potete ricominciare a spendere” ?

  Alessandro Berti wrote @

Una risposta così tardiva è veramente vergognosa: ma l’autore del commento non me ne vorrà, ci conosciamo da troppo tempo e so di poter contare sul suo perdono.
Poichè tuttavia, fra due giorni, il blog sarà in modalità “Norvegia”=il sottoscritto va in vacanza, e si è appena concluso il G8, mi sentirei di azzardare due risposte.
La prima: i Grandi hanno già detto che tutto è finito, il più basso fra i Grandi, ovvero il Presidente del Milan (cui va dato merito dell’eccellente riuscita del G8) lo ha detto da tempo, occorre fiducia e meno pessimismo. E questo può esistere solo nei comportamenti personali, di ognuno: nessuno darà mai il via alla settimana della nuova fiducia mondiale, dipende da ognuno di noi.
La seconda: la crisi non è mai stata e continua a non essere, un problema fuori di noi, è un problema che ci riguarda tutti e che rimette in gioco, prima di tutto, gli imprenditori e la loro voglia di rischiare, di inventare, di ricercare. Quando questo sarà chiaro a tutti, allora si capirà che tutto è finito, senza bisogno che lo dica nessuno.

  filo wrote @

Le chiacchiere portano a zero ,il nostro (caro) presidente del consiglio dice che non bisogna essere pessimisti ma come si può non esserlo ,nel piceno (perlomeno parlo della mia zona perchè ci vivo )ci sono 3000 cassa integrati e ho perso il conto dei disoccupati ,il quotidiano oggi scriveva che a fine anno ci sarà una lenta ripresa ,nel frattempo che i grandi fanno discorsi filosofici le famiglie che devono vivere con 700 euro (A DIRLA GROSSA ) invece di 1500 come devono fare ?

  Alessandro Berti wrote @

Le chiacchiere portano è zero, molto vero…non ho mai amato molto il nostro Presidente del Consiglio, l’uomo che io chiamo Presidente del Milan, squadra che, ovviamente, non sopporto. Ma in tutta questa temperie il nostro Presidente del Consiglio ha dimostrato di avere chiara una questione, ovvero che dalla crisi si esce anche e soprattutto con l’atteggiamento personale: e se quest’ultimo è improntato unicamente al lamento ed al lancio di accuse, non si va da nessuna parte.
Peraltro, nessuna nega le difficoltà e ciò che Lei dice è purtroppo vero, anche se non dappertutto: ma il Governo, sinceramente, credo faccia quello che può, perlomeno dal lato degli aiuti, compatibilmente con la finanza pubblica. Altro discorso è quello riguardante una politica che agisca anche dal lato del’offerta (ciò che chiamiamo supply side): ma di questo riparleremo.

  filo wrote @

Leconomia non riprende col non lamentarsi o con l elemosina del governo , il problema ora si è solo accentuato ma è iniziato alcuni anni fa quando le prime industrie inizirono ad andare in tunisia ,cina ecc ecc li bisognava intervenire ,con questo non dico che i paesi sottosviluppati non devono emergere ma ora si sta ribaltando la situazione e credo che sia tutto voluto affinchè i grandi industriali investissero all’estero.Ma forse ha ragione un economista dove in una tavola rotonda ha detto che forse questa crisi ci voleva pr ridimensionare un pò tutti datosi che eravamo arrivati ad un punto di non ritorno

  filo wrote @

Dimenticavo ! io non lo amo ne come presidente del consiglio ne come presidente del milan anche perche sono interista

  Alessandro Berti wrote @

Buongiorno Signora, concordo con Lei solo su un punto (anzi, su due, visto che è interista come me): avevamo fatto molti passi più lunghi della gamba ed era giusto che intervenisse un fatto di rottura, una crisi appunto, che purgasse l’organismo malato dell’economia.
Non sono invece d’accordo sul vietare la de-localizzazione, perchè prima di tutto siamo già un paese negli ultimi posti delle classifiche relative a tale parametro: e poi perchè gli imprenditori devono fare utili e tenere in piedi aziende. E questo si fa anche controllando, riducendo, minimizzando i costi di produzione.

  filo wrote @

Buongiorno a lei ,dunque lei dice che è un bene che le industrie si siano spostate all’estero ? il nostro vantaggio qual’è? scusi di tutte ste domande ma sto appassionandomi all’argomento e ci vorrei capire qualcosa di piu’.( E’ il colmo !inizio a interessarmi pure alla finanza oltre al vino)

  Alessandro Berti wrote @

Il vantaggio per le industrie che hanno de-localizzato è la riduzione dei costi. Nell’immediato non vi sono benefici evidenti, anzi, per i territori dai quali le industrie emigrano per produrre all’estero: ma i benefici vi sono nei conti delle imprese e, a medio-termine, nel fatto che l’Italia si specializza in produzioni di sempre più elevato valore aggiunto, ponendosi in un segmento alto del mercato e della divisione del lavoro a livello mondiale.
Non si deve dimenticare, peraltro, che i Paesi presso i quali vengono decentrate le produzioni vedono crescere la loro ricchezza, potendo disporre di maggiore reddito consumeranno più beni, e, più in generale, faranno crescere il commercio mondiale.

  Stefano Berti wrote @

quindi cominceranno a bere un sacco di vino buono, e là arriviamo noi !

  Alessandro Berti wrote @

Quando ri-cominceranno a spendere come minimo dovrebbero bere del buon sangiovese: in compenso, in Norvegia, anche nel più ridicolo dei ristoranti, una bottiglia di vino andino (mi vengono in mente i tristissimi Inti Illimani) veniva fatto pagare cifre folli, dalle 300 kr.in su.
Quindi propenderei per una saggia, accorta e mirata politica dell’export.


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