John Maynard
banche imprese personeArchivio per Giugno, 2009
Finanza etica?

Mi ha colpito, diciamo che non me lo aspettavo (ma la colpa è mia: sono un ingenuo 51enne), la notizia riportata dal Foglio di sabato scorso, circa l’apertura di un sito della Bocconi incentrato sui temi della finanza etica.
Mi colpisce sia la contestualità con la condanna a vita per Madoff, sia la totale e posticcia estemporaneità dell’iniziativa, ben descritta, peraltro, dall’autore dell’articolo.
Finanza etica: e chi decide quali siano i valori per i quali si può investire?
Quanto moralismo sorreggerà la scelta (già letta nel bilancio sociale di una grande banca progressista, che ha richiesto i Tremonti Bond) di finanziare chi produce paracadute per l’uso sportivo e lasciare a secco chi li vende all’esercito italiano? Quando Massimo D’Alema approvò i bombardamenti del Kossovo ci sono stati finanziamenti? E qualcuno si è pentito?
Che la questione etica non si risolva con le regole è evidente proprio negli USA, dove le regole ci sono, sono severissime ed applicate seriamente: e dove, come nel caso nella pena di morte, si continua ugualmente a commettere crimini, nonostante, appunto, le pene.
Forse sarebbe il caso di cominciare a parlare di cultura finanziaria e di educazione: ovvero di qualcosa che manca, drammaticamente, nella scuola e nelle università italiane. E che manca, soprattutto, nell’esperienza di molti.
150 anni di galera

Se qualcuno se lo fosse dimenticato, questo signore, che ha truffato una cifra che non sta nella calcolatrice, è riuscito a truffare anche Alessandro Profumo. Ovvero, Unicredit, attraverso una sua controllata, ha dato denari a Madoff. Ma essere banchieri (P)Democratici, avere studiato alla Bocconi ed essere passati per McKinsey evidentemente esenta dalla riprovazione.
P.S.: si apprende che la Bocconi ha aperto un sito web sulla finanza etica. Difficile non chiedersi come dovrebbero essere trattati i titoli della banca, da qualcuno ribattezzata Unidebit, che Profumo, sempre (P)Democraticamente, continua a guidare.
Finanza da Nobel

Su una vecchia copertina di Cuore, con la faccia del più famoso segretario del PSI degli anni ‘80, era scritto “Hanno la faccia come il…”. Pare che questa dote così carismatica contraddistingua anche i Premi Nobel per l’Economia, nella fattispecie professor Merton, il quale, invitato dall’immancabile Università Bocconi, che dei suoi insegnamenti ha fatto tesoro, ha candidamente affermato che lui sui derivati non si pente, perchè lui, cito Il Sole 24Ore, “non ha peccato”.
Nobel lasciò come eredità il premio che porta il suo nome pentito per avere inventato la dinamite: ma la dinamite serve anche a scopi diversi da quelli bellici e, certamente, Nobel era in buona fede. Invece, il buon Merton, ha al suo attivo il fallimento, evitato con i fondi del contribuente USA, del fondo hedge LTCM. E questo fondo usava, per la precisione, proprio gli strumenti matematici sviluppati da professor Merton. Come si dice alla fine delle presentazioni all’americana “any suggestions?”
Badoglio & Caporetto
Una canzone partigiana cantava del nostro (il Badoglio medesimo) più o meno così: “O Badoglio, Pietro Badoglio, ingrassato al fascio littorio, se Benito ci ha rotto le tasche, tu ci hai rotto davvero i (…)”. Sembra, e non lo dice solo il sottoscritto, modesto epigono di JMK, che Obama, la cui luna di miele con l’intellighenzia progressista, italiana e non, duri tuttora: ma, soprattutto, sembra che il Nostro (Obama) abbia affidato agli stessi responsabili della crisi finanziaria americana, il compito di trarre d’impaccio gli USA dalla situazione. Vedi il prof. Zingales sul Sole 24Ore di ieri Sorge solo una domanda: ma se l’avesse fatto il cow boy texano, cosa sarebbe accaduto?
Scegliere: anche le banche

Nel caravanserraglio romano dei giorni scorsi si è giustificata l’accoglienza al Colonnello con la motivazione della possibilità di ampliare le nostre scelte strategiche sul versante energia, diversificando le fonti, scegliendo i fornitori e costruendo con essi partnership preferenziali. Ed è certamente una motivazione condivisibile. Ma, vivaddio, non se ne potrebbe parlare per le banche? Non si potrebbe affrontare il discorso anche nell’ambito del rapporto banca-impresa?
Banche italiane sane

Profumo, a.d.di Unicredit
Il Governatore Draghi ha affermato che le banche italiane sono sane, non hanno comperato titoli tossici, dunque va tutto bene. E che il rischio sistemico (ovvero la corsa agli sportelli) si sia allontanata dal nostro sistema creditizio non può che riempirci di soddisfazione.
Il problema vero, tuttavia, non può essere appena quello di aver messo in sicurezza il sistema: perchè resta la domanda inevasa delle famiglie di un vero consulente finanziario per le loro esigenze e, da parte delle imprese, di un vero e proprio partner. Forse Profumo non ha acquistato titoli tossici: ma leggendo i bilanci dell’azienda che amministra, si può notare che ha applicato spread mediamente sempre più elevati della media del resto del sistema: e che, forse, sulla qualità e quantità del credito a disposizione dell’economia, c’è ancora molto da fare.