La notizia che Unicredit ha proceduto al pignoramento di due alberghi della famiglia Sensi, a fronte di oltre 300 milioni di euro di debiti, non stupisce se non per due ragioni: l’incapacità del gruppo Sensi di far fronte alle proprie obbligazioni passive in maniera ordinata ed alle scadenze era nota da tempo, evidentemente non si poteva più traccheggiare, ma sembra comunque un provvedimento che poteva essere assunto in precedenza; la seconda motivazione riguarda il soggetto finanziato, ovvero una società di calcio, pur quotata in Borsa, ma piena di debiti. E’ difficile, infatti, non chiedersi come mai si sia arrivati a finanziare, sia pure con garanzie -che infatti oggi vengono azionate- una società che non ha mai prodotto una lira di utili, che si è quotata in Borsa per consentire di fare cassa alla proprietà e che, infine, non ha mai raggiunto, con i capitali raccoti sul mercato, alcuno degli obiettivi dichiarati. Come spiegare alle tante Pmi che vengono, in questo momento, razionate, che in passato si sono erogati finanziamenti di questo tipo mentre ora, per aziende che rappresentano la spina dorsale del Paese, anche sotto il profilo dell’occupazione, i soldi mancano?
John Maynard
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