John Maynard
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La banca della porta accanto 2.
Sempre a proposito dell’intervista a Vittorio Terzi già citata, oltre alla sorpresa, registro una domanda semplice semplice.
Come mai, se le grandi banche si sono attrezzate splendidamente bene per valutare meglio il rischio di credito, come mai Banca d’Italia avrebbe predisposto una task force per monitorare l’esposizione bancaria verso i grandi gruppi industriali?
E come mai, se erano attrezzate così bene, soprattutto le più grandi, soprattutto Unicredit, hanno dovuto ricapitalizzare, dal momento che si erano mangiati la dote di capitale? Le Bcc non hanno ricapitalizzato: any suggestions?
Questioni irrisolte
Non si tratta di misteri come quelli delle stragi, né c’entrano i servizi segreti deviati o la Loggia P2, che fino a qualche tempo fa erano colpevoli di ogni abominio italico. No, si tratta di una questione ben più recente, che il blog economico del Foglio, 2 + 2 riferisce al riguardo di un presunto contrasto, all’interno della Banca d’Italia, sull’effettuare o meno un richiamo al sistema bancario, perché non si verifichino più casi Risanamento (e magari anche Tassara, Burani etc…). Il blog si chiede chi, all’interno dell’Istituto, sarebbe sull’una o sull’altra posizione.
Lo scoop del Foglio è certamente interessante ed eccezionale, vista la tradizionale riservatezza ed il riserbo che accompagnano il lavoro di Bankitalia. Ma pretendere che, dopo aver lasciato en plein air un appunto di così grande spessore, poi si venga anche a dire chi è stato a scriverlo, questo forse è un po’ troppo. Non lo è per tutti coloro cui stanno a cuore le relazioni banca-impresa in Italia e che sono preoccupati per l’interpretazione, sempre più avulsa dalla realtà, che le banche danno della loro missione e della loro ragione d’essere. Confidiamo che sia il Governatore colui che, delle due, ha assunto la posizione più dura: e più seria.
Se le ispezioni non bastano.
Il blog economico del Foglio, 2+2 riferisce che”(..) gli uomini di Palazzo Koch si sono posti un interrogativo dai risvolti operativi: inviare o no un indirizzo al mondo bancario per evitare nuovi casi Risanamento? In altri termini, è opportuno o meno sensibilizzare il sistema del credito con un richiamo generalizzato? La domanda si basa, evidentemente, su alcune criticità che potrebbero diventare patologie.”
La questione è tutt’altro che oziosa, tanto più in tempi come gli attuali, nei quali, in realtà, se da una parte ci si preoccupa dell’afflusso del credito alle imprese, dall’altra non si può dimenticare la “messa in sicurezza” del sistema bancario, soprattutto di quello principale, il più esposto nei confronti dei grandi gruppi industriali.
Si è già data notizia, in questo blog, della crescita esagerata dell’indebitamento di Mariella Burani Fashion Group fino allo scoppiare della crisi nella scorsa estate.
La Vigilanza Ispettiva, come insegnano in manuali di intermediazione finanziaria, è uno dei tanti strumenti, quello più presente e penetrante, che la Banca d’Italia possiede al fine di monitorare la qualità del credito erogato dalle banche. Ed il passaggio all’Euro, con le molte competenze delegate alla BCE, ha senza dubbio liberato risorse per una più costante e frequente attività, appunto, di Vigilanza Ispettiva.
Tuttavia, proprio le vicende occorse con Risanamento, Tassara e Mariella Burani, dimostrano che la Vigilanza, da sola, non basta. E che un atto di indirizzo, da valutarsi in termini di moral suasion -una delle arti del banchiere centrale- forse sarebbe non solo utile, ma necessario.
La trappola della (il)liquidità
«Nessuno – dice Draghi rispondendo alla domanda sulle norme studiate per innalzare la qualità patrimoniale degli istituti di credito – intende danneggiare le banche, nessuno vuole una politica creditizia prociclica, nessuno vuole una stretta creditizia, nessuno vuole mettere a repentaglio la ripresa economica. Ma, allo stesso tempo, vogliamo anche che le regole per le banche vengano modificate e applicate, anche se gradualmente».
Fin qui una breve frase tratta dalla intervista di Mario Draghi alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.
Registriamo volentieri l’intervista del Governatore e le sue dichiarazioni. L’esperienza degli ultimi dieci anni, anche quando la crisi non era neppure lontanamente prevedibile e dunque il credito era più “facile”, ci dice però che non basta che le Autorità o i Governi dichiarino di non volere la stretta creditizia o che incentivino le banche e le imprese a parlarsi. Il vero problema rimane la volontà bancaria di prestare oppure no. Come nel caso della “trappola della liquidità” gli operatori non chiedono denaro, sebbene che questo non costi nulla o costi molto poco, così nel caso opposto sono le banche, pur potendo, a non voler prestare. E non è colpa di Basilea 2 (in tempi passati si sarebbe detto che la colpa era della Loggia P2 e dei servizi segreti deviati), dal momento che la possibilità di applicare alle Pmi il criterio dell’esposizione retail, consentiva e consente un minore assorbimento di capitale (lo sconto è pari a 1/4). E’, come al solito, e come non ci si deve stancare di ripetere, una questione di relazioni. Se mancano, non c’è nessun interesse a crearle o ad allacciarle, perché non se ne può comprendere il valore.
Il candidato
Il Wall Street Journal lancia la candidatura a Governatore della BCE di Mario Draghi.
Si può dire che ci piacerebbe assai?
Draghi sul capitale umano
“Affinché chiunque di noi decida di investire nel proprio “capitale umano”, attraverso l’istruzione e la formazione, occorre che il rendimento prospettico di questo tipo speciale di capitale sia conveniente. In Italia il beneficio che possiamo attenderci da una maggiore istruzione in termini di più alti redditi futuri, al netto dei costi dell’investimento, è modesto nel confronto internazionale; lo è per la istruzione secondaria; lo è ancor più per quella universitaria. Si è creato così un circolo vizioso, un “cattivo equilibrio”: i limitati rendimenti scoraggiano l’investimento e impediscono di raggiungere i livelli dei paesi più avanzati; a sua volta ciò frena la capacità di innovare e di adottare quelle tecnologie complementari al capitale umano che ne accrescono la domanda e i rendimenti.
Una delle ragioni di fondo di questo stato di cose è la qualità insufficiente del sistema dell’istruzione in Italia e, in particolare, la sua scarsa capacità di segnalare il merito degli studenti in termini di talento, motivazione, applicazione. Il fenomeno è più accentuato nel Mezzogiorno. è necessario che il voto sia un segnale affidabile dei livelli di apprendimento. Sotto questo profilo sono utili i test uniformi che l’INVALSI esegue da due anni su tutto il territorio nazionale nelle scuole medie inferiori. Alle verifiche devono seguire adeguate informazioni innanzitutto alle scuole sui miglioramenti nell’apprendimento registrati dagli studenti in ogni istituto, tenendo conto delle condizioni di partenza e dei contesti sociali in cui si trovano a operare. In particolare per le scuole superiori, in cui la mobilità è strutturalmente più elevata, al fine di accrescere la concorrenza è importante che le famiglie siano informate. Tutte le scuole dovrebbero godere di una maggior autonomia nella scelta degli insegnanti; quelle che conseguono risultati migliori potrebbero usufruire di incentivi finanziari.
La bassa qualità dell’istruzione scoraggia sia l’investimento in capitale umano da parte delle famiglie sia la domanda di lavoro qualificato da parte delle imprese. La bassa capacità segnaletica dei voti scolastici e universitari induce le imprese, incerte sulla effettiva qualità dei candidati all’assunzione, ad abbassare la remunerazione per ogni dato livello di istruzione, al fine di compensare il maggior rischio.
Meccanismi simili a quelli sopra menzionati per le scuole sono stati proposti e in parte attuati dal Governo per le nostre università, che secondo le valutazioni internazionali non esprimono una qualità dell’insegnamento e della ricerca pari a quella degli altri paesi avanzati.
L’impegno riformatore deve rafforzarsi ed estendersi al resto del sistema dell’istruzione. L’obiettivo civile di garantire a tutti i giovani, senza distinzione di censo, razza o fede religiosa, una istruzione adeguata, non implica necessariamente una sua bassa qualità.
Mario Draghi, Meeting di Rimini, 26 agosto 2009
Draghi: lectio magistralis
Non serve dire nulla, per commentare una vera e propria lectio magistralis. Serve solo leggere, ascoltare, studiare, approfondire. In allegato, l’intervento del Governatore al Meeting di Rimini. Per chi c’era, è stato un avvenimento.
La febbre dell’oro (ovvero tassare le riserve di Bankitalia)
Mi sfugge qualcosa: quando i vecchi democristiani, come la buonanima di Goria, tassarono i BOT, si disse che era una partita di giro, che lo Stato dava con una mano ciò che si riprendeva con l’altra e via discorrendo. Ma siccome lo facevano i democristiani, allora tutti a criticare.
Adesso non va bene, ma non per questa ragione, no: adesso non va bene perchè si attenta all’autonomia di Bankitalia. Tassandola? Davvero si attenta all’autonomia di un organismo la cui governance nessuno ha ancora avuto il coraggio di riformare, perchè costerebbe troppo?
Forse sarebbe più corretto rammentare che Bankitalia era fin troppo indipendente quando il sig.Fazio consentiva ai furbetti del quartierino di fare scalate senza soldi e nessuno diceva nulla: e che proprio da allora è scaturita una legge di riforma che, governance a parte, sembra funzionare.
Ma la Banca d’Italia è una Autority: solo formalmente è una società per azioni, nella realtà riveste tutte le caratteristiche di Ente Pubblico: siamo sicuri che tassarne le plusvalenze (si badi bene: contabili ed implicite) sia una soluzione intelligente?




