John Maynard

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Archivio per Ripresa

Dracula, Dracula, Dra.

Christopher Lee, il più famoso Dracula del cinema.

Che la Vampironomics (sic) salvasse “libri e film“, come afferma Il Sole 24 Ore, non stupisce più di tanto. Non è infrequente in Occidente imbattersi in fenomeni, peraltro saggiamente enfatizzati alla vigilia delle feste natalizie, tali da riscuotere un successo che si estende anche nell’indotto, ovvero libri, giocattoli, gadget etc..: quando uscì Jurassic Park un viaggio a Londra fu, di necessità virtù, una puntata da Harrods per fare bella figura rispetto alle richieste dei miei figli. Insomma nulla di strano, se non fosse per il titolo del Sole che mi ha colpito, ovvero la salvezza, commerciale si intende, di libri e film riposta, come recita il famoso cha-cha-cha  su colui che “coi lunghi affilati canini fai spaventare i bambini, le mamme, le nonne e i papà”.

In giro per la mia città di residenza anagrafica, Rimini, capoluogo di provincia, 200mila abitanti d’inverno, insomma, non proprio un paesello, mi imbatto però in una realtà ben più sconsolante. In centro è rimasta una libreria, peraltro molto bella ed in un posto bellissimo centrale: e non c’è più l’unico negozio di dischi dove, per esempio, mi sarei recato anche oggi. E se i locali del centro sono stati “vampirizzati” da altro, presto arriveranno anche qua, insieme all’addobbo natalizio, Dracula e soci a vampirizzare i consumi. E Il Sole 24 Ore, nella classifica del benessere di fine anno dimostrerà che a Rimini siamo primi per palestre e, come al solito, ultimi per i libri. Consolante.

Cosa c’è sotto gli utili record (della Ford).

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La notizia di una trimestrale record per la Ford, con utili per 1 miliardo di dollari, se da un lato rende contento il cittadino americano e tutti coloro che si augurano sempre maggiori segnali di ripresa provenire dall’economia mondiale, dall’altro deve far riflettere su alcune, troppo facili affermazioni.

Anzitutto, pur rispondendo al vero che Ford non ha richiesto sussidi statali, non può esservi dubbio alcuno circa il forte impatto degli incentivi per la rottamazione concessi dal governo USA. Senza di essi, e per giunta in un periodo di consumi riflessivi, non avrebbe potuto esserci una crescita dei ricavi tale da consentire una simile performance. Il resto della risposta all’interrogativo circa il risultato record raggiunto lo offre la stessa casa di Detroit, quando afferma di avere già iniziato prima che scoppiasse la crisi a ristrutturare, tagliando costi fissi ed eliminando sprechi.

Non sarebbe male ricordarsi della lezione che arriva da Oltreoceano, soprattutto in periodi come questi dove sembra che l’unica cosa che conti sia il credito bancario e la liquidità: e ci si dimentica che, passata la crisi, il conto economico esigerà di nuovo la sua centralità. Chi avrà iniziato per primo a lavorare sulla propria formula competitiva, in altre parole, ha la possibilità di vedere prima la fine del tunnel.

Crollo (?) della Borsa e buone notizie.

Non c’è solo il cosiddetto “crollo” della Borsa, anzi delle Borse mondiali, registrato nella giornata di venerdì: e comunque, si tratterebbe, per quanto riguarda Milano, di un meno 3%. Ne abbiamo viste di peggio.

Non si tratta di ottimismo di maniera, né di sorrisi di circostanza. La Borsa è tuttora dominata dalla speculazione, che ha fatto proprie, con le relative prese di beneficio, le plusvalenze maturate negli ultimi mesi. I risparmiatori, quelli che stanno a cuore a tutti, i “poveri” piccoli risparmiatori, coloro che sono “ignoranti” nel senso latino della parola, ovvero non sanno, dei concetti relativi alla combinazione rischio-rendimento, insomma la specie protetta per antonomasia del sistema finanziario italiano, sono in questo momento molto lontani dalla Borsa e piuttosto propensi alla detenzione di strumenti liquidi e di titoli di Stato (come peraltro suggerito loro in un libro di cui si è dato conto in questo blog).

Che la speculazione faccia quello che ha sempre fatto e che sempre continuerà a fare non significa che i fondamentali siano, parallelamente, negativi e che debbano indurre al pessimismo. Le notizie provenienti dagli USA, sulla fiducia dei consumatori, o dall’Europa e dall’Italia, sull’inflazione, sono buone notizie vere: che la Borsa, o meglio, coloro che in questo momento vi regnano incontrastati, cerchino come sempre di anticipare gli andamenti non è una notizia, è un’ovvietà. La Borsa non provoca la crisi, semmai la registra o la anticipa: e chi opera in essa, come è noto, non opera sempre in base all’applicazione dei principi della piena razionalità e dell’efficienza allocativa. Sono ovvietà, ma non sarebbe male ricordarsene. Così come non sarebbe male, finalmente, provare a costruire guardando al positivo.

Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita

Unieuro

Occorre essere onesti e dire le cose come stanno: finché le banche non faranno ordine e poi pulizia nei loro bilanci, quantificando davvero il totale degli assets tossici che gravano nei loro conti, non si potrà parlare di ripresa né scegliere differenti politiche monetarie da parte delle banche centrali, visto che le immobilizzazioni in titoli e in crediti a rischio sono in larga misura alla base del razionamento dell’offerta di credito a famiglie e imprese, la vera bolla “a venire” che sta minacciando una possibile ripresa. Occorre chiarezza. Subito. Altro che inviti a gettarsi sull’azionario e premiare il comparto bancario.

Mauro Bottarelli Il Sussidiario.net

To save or not to save (the banking & financial industry)

Amleto

Il New York Times si chiede, a distanza di un anno dallo scoppio della crisi, come mai siano stati così pochi i cambiamenti avvenuti a Wall Street e, soprattutto, come mai i regolatori siano stati più intenti a salvare l’industria finanziaria che a trasformarla. Ora, a prescindere da notevoli profili di criticità -come si direbbe nei manuali o, anche, nei verbali di ispezione delle Autorità di Vigilanza- derivanti dai molti conflitti di interesse, per esempio del Ministro del Tesoro USA, quello attuale e quello della precedente amministrazione, la domanda, alla quale resta difficile rispondere, non è tanto “Salvare o no l’industria bancaria e finanziaria?” ma “Cosa accadrebbe veramente se facessimo fallire banche e società finanziarie senza alcuna rete di protezione?”. Non so se accadrebbe necessariamente una ripetizione di quanto già accaduto nel 1929: ma qualcuno ha davvero voglia di provare a vedere cosa succede, mettendo in pratica l’esperimento, così da punire i cattivi banchieri? E, infine, siamo proprio sicuri che non ci sia una via di mezzo fra il fallimento indiscriminato (il massimo dell’instabilità con il massimo della competitività) ed il salvataggio altrettanto generalizzato (il massimo della stabilità con il massimo di inefficienza)? Siamo proprio sicuri che non si possano castigare i manager senza punire i piccoli azionisti ed il sistema finanziario in generale, inteso non già nel senso di community, ma di un qualcosa che è vitalmente connesso al funzionamento del sistema economico? Ovvero al funzionamento di ciò che dovrebbe tendere al conseguimento del benessere di tutti, ovvero del bene comune?

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September (more) rally

Rally di Montecarlo 2009

Rally di Montecarlo 2009

Il Sole 24 Ore on line di oggi riprende il tema del rally borsistico degli ultimi mesi.
Certo, annotare le performances positive senza tenere a mente da dove si partiva, ovvero dal fondo, può farle apparire mirabolanti. E giustamente l’articolista mette in guardia da questo rischio.

Quello che non convince dell’articolo non sono tanto i contenuti, come al solito eccellenti sotto il profilo professionale e della documentazione, quanto piuttosto il tono di fondo che anima le interviste, i commenti, il finale verso il quale si va a parare.

La sensazione, per la verità un po’ desolante, che se ne trae, è che, mascherata da discorso sui temi degli investimenti e della ripresa, ci sia molta analisi tecnica e molta speculazione di corto raggio. Le due parole che l’articolo tocca verso il finale, ovvero il dilemma fra “rotazione settoriale” o “fuga dalla borsa” sanno di stantìo. Hanno il sapore, che ci è sinceramente venuto a ufo, di strade già percorse e discorsi già sentiti in passato. Parlare di “ingenti fiumi di liquidità alla ricerca di un qualche ritorno” significa, infatti, avere dimenticato la lezione delle crisi.

La ripresa è in arrivo? Per arrivare si deve partire…

Il mossiere del Palio di Siena

Il mossiere del Palio di Siena


Se la nuova partenza dell’economia, la ripresa insomma, quella che la BCE ha intravvisto all’orizzonte, dovesse dipendere da uno start, da qualcuno che spara un colpo in aria, che abbassa la bandiera o, come dicono a Siena, che “muove”; bene, se tutto quanto dipendesse da un mossiere e questo mossiere fosse questo signore, che mi dicono essere candidato alla Presidenza della FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), che oggi ha fatto partire il Palio di Siena, eccheppalle, con 1 ora e 40 minuti di ritardo. Bene, cioè no, male: se il mossiere fosse lui, la ripresa assomiglierebbe molto alla morte per pizzicotti.