La forma cooperativa? Il vaglio?

La forma cooperativa?

La forma cooperativa ha limitato il vaglio da parte degli investitori e ha ostacolato la capacità di accedere con tempestività al mercato dei capitali, in alcuni momenti cruciale per far fronte a shock esterni. La riforma faciliterà lo svolgimento efficiente dell’attività di intermediazione creditizia in un mercato reso più competitivo dall’Unione bancaria.

Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, 26 maggio 2015

Il vaglio degli investitori sarebbe stato migliore nelle banche spa? In MontePaschi per esempio? La sensazione è quella che frasi scontate come questa nascondano solo la (comprensibile) volontà del Vigilatore di ridurre i vigilati. Meno banche, meno complicazioni. Ma per favore, non diamo la colpa alla cooperazione.

Spring is coming ( mettete dei fiori nei vostri trattori )

johnmaynard:

Pacifista ed enologico

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Digressioni

Urbano Berti, Galeata 22-12-1927 Forlì 08-03-1996

Nulla è così commovente come il fatto che Dio si sia fatto uomo per dare l’aiuto definitivo, per accompagnare con discrezione, con tenerezza e potenza il cammino faticoso di ognuno alla ricerca del proprio volto umano.

L.Giussani

Digressioni

I cattolici si muovono (?) per le banche popolari. Ne vale la pena?

Scudo_Crociato

Secondo l’Huffington Post la riforma delle popolari realizzata per decreto legge (siamo ansiosi di conoscere i requisiti di necessità ed urgenza del medesimo) ha smosso l’associazionismo cattolico, pronto a “smontare” la riforma in parlamento. Dai vecchi democristiani fino al Ministro Lupi sarebbe tutto un tramare dietro le quinte per evitare la riforma. Ne vale la pena?

Ieri mattina, sul Sole 24 Ore, Marco Onado evidenziava l’ambiguità dell’intervento di Renzi, il quale nel sottolineare “l’eccesso di banchieri” sembrava parlare a nuora, le popolari, perché intendesse suocera, le bcc. Ad essere realisti, infatti, non sembrano le popolari essere troppe quanto piuttosto, se questo fosse il criterio, le banche di credito cooperativo, quelle che “nessuno (sic) le tocca”. Poiché grande è la confusione sotto il cielo, oltre a rimandare all’ottimo intervento del professor Onado, forse vale la pena fare qualche riflessione sull’opportunità di una battaglia pro o contro il modello cooperativistico che, almeno sulla carta, è messo sotto scacco con l’intervento legislativo sulle popolari.

A dispetto di tante affermazioni di facciata succedutesi nel corso degli anni, in effetti tale modello non ha mai goduto di grande favore presso le lobbies europee, che lo hanno sempre ritenuto contrario ad un’idea di mercato basato sulla contendibilità (che il principo del voto capitario, ovvero una testa un voto a prescindere dalle quote possedute impedirebbe di realizzare) e sull’efficienza. La proposizione è non solo non dimostrata nella teoria finanziaria, ma palesemente disattesa nella pratica: ovvero, maggiori dimensioni ed un modello capitalistico non comportano, automatically, maggiore efficienza ed una migliore managerialità. Basti pensare, per citare un caso macroscopicamente noto, al Monte dei Paschi di Siena, spa.

Il principio del voto capitario, come tutti gli strumenti, può essere male utilizzato o può esaltare la democrazia economica: i padri-padroni (Fiorani in Popolare Lodi, per esempio) così come il sindacato dei bancari in Popolare Milano sono pessimi esempi non già di un principio errato quanto piuttosto di una sua distorsione. Altrimenti non si spiegherebbero altri eccellenti esempi di cooperazione di credito, anche su grandi dimensioni territoriali: tra gli altri il Credito Cooperativo Ravennate e Imolese o la Cassa Rurale di Treviglio.

Il principio del voto capitario è dunque un falso colpevole e l’intervento del Primo Ministro Renzi sembra solo rappresentare una ripresa di iniziativa della politica rispetto ad un settore dove domina incontrastata, e senza alcuna accountability, l’autorità di Vigilanza, lasciata libera di distruggere il Credito Cooperativo in nome dell’indipendenza delle autorities. Non so cosa possano concludere di buono i cosiddetti politici cattolici in materia, e forse ignoro i meccanismi della comunicazione in materia. Ma ritengo che quanto sta accadendo, prima ancora che rappresentare un campanello d’allarme per un modello di democrazia economica che affonda le sue radici nella cultura cattolica, dovrebbe richiamare un’altra, più pressante questione: la politica ha qualcosa da dire sul mondo del credito? O anche quest’ultimo, come quello delle imprese, orfano da decenni di una politica industriale degna di questo nome, può tutt’al più formare oggetto di lamentele per il credit crunch?

Aspettando la risposta, godiamoci il dibattito: magari estendendolo agli interventi al napalm della Banca d’Italia sul credito cooperativo.

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Nessuno tocca le Bcc (ci ha già pensato Visco).

Bankitalia_ignazio-viscoIl tweet rassicurante del Presidente del Consiglio ieri sera “nessuno tocca le bcc”, appena terminato il Consiglio dei Ministri, è senza dubbio indirizzato a tutti coloro che paventavano una modifica della normativa in materia bancaria penalizzante per le banche di credito cooperativo. Il testo uscito dal Consiglio dei Ministri ha stralciato le norme in materia di bcc e dunque, per il momento, nulla di nuovo sul fronte occidentale. Forse.

L’apertura di una falla sul fronte della difesa di banche “differenti”, poichè improntate su un modello mutualistico e non di mera ricerca del profitto per ora tocca sole le grandi popolari, costrette (malgré-lui? ne dubito…) a diventare società per azioni, dotate di un attivo superiore ad una certa soglia. Nei fatti sancisce, prima ancora che un disfavore del legislatore, un’incomprensione culturale, un essere fuori dal tempo che la mancanza di testimonianza e di valori realizzati ha aggravato. Non si comprende il perché debbano esistere banche di credito cooperativo, piuttosto si aderisce a Banca Etica, in nome di valori che si sente difettare, ma le piccole banche, le banche di prossimità sembrano passate di moda. Eppure non è così lontano il 2008, quando Giulio Tremonti, con il suo bacio della morte, lodava le “piccole-banche-che-continuano-a-fare-credito” contro le grandi e cattive banche, colpevoli del credit-crunch.

Sono passati quasi sette anni di crisi e le piccole banche stanno peggio di prima: le loro virtù -minori sofferenze sugli impieghi, migliore capacità di assistenza alla clientela, capacità di comprendere le esigenze delle Pmi- si sono volatilizzate, non contano più o, più semplicemente, non ci sono più. I numerosi commissariamenti di piccole banche proposti da Banca d’Italia ed eseguiti dal Mef senza batter ciglio si sono accaniti sulle Bcc senza che nessuno alzasse un dito per difenderle, a cominciare da quei genii del senso dell’opportunità della Lega Nord: ed è chiaro che l’obiettivo della Vigilanza, secondo il classico trade-off della teoria finanziaria, è la stabilità, a scapito dell’efficienza. Si potrebbe aggiungere che l’operato di Banca d’Italia segue il vieto e frusto paradigma (mai dimostrato), che la dimensione più grande incorpori i vantaggi della stabilità, dell’efficienza, delle economie di scala: ho cominciato a fare il professore studiando queste cose e ancora non ci cavo le zampe, ci sarà un motivo.

Infine: è persino doloroso assistere allo scempio del credito cooperativo operato dalla Vigilanza, nella totale assenza e/o indifferenza non appena dei referenti politici (già: quali?) ma, soprattutto, delle rappresentanze istituzionali, Abi e Federcasse. Ma se dei primi è spiegabile l’indifferenza, dei secondi è peccato mortale l’ignavia. Che nulla, nemmeno la volontà di sviluppare un nuovo modello associativo, calato dall’alto, può giustificare.

 

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Colpi di Ak-47 contro la libertà di dire, pensare, pubblicare.

Je-suis-Charlie

Colpi di Ak-47 contro la libertà di dire, pensare, pubblicare. Un atto di intimidazione e di sottomissione che vira verso il cuore dell’occidente giudaico cristiano e delle sue libertà impertinenti.

Il Foglio

 

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Oroscopo (settoriale) del Mago Alex per il 2015

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Il Mago Alex, previsioni per i bancari (dal 2013 anche per gli aspiranti bancari, i banchieri ed i banchieri centrali), ininterrottamente dal 2009.

La premessa è che “E’ un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto.” Ammonimento mai da dimenticare: e se il 2014 lascia un’eredità all’anno che sta per arrivare è proprio il venire meno di molte certezze.

Non che manchi la voglia di cazzeggiare, quella grazie a Dio rimane, ma è come se ogni giorno le persone fossero un po’ più tetre, quasi non avessero voglia di mettere giù i piedi dal letto la mattina, chiedendosi per cosa ne valga la pena.

Ecco, per cosa ne vale la pena?

John Maynard ed il suo alter ego se lo sono chiesti, pensando a cosa scrivere nell’oroscopo per il 2015, ed hanno deciso di ammannirvi il primo oroscopo pensato (sic) per il settore finanziario. Forse il cassiere di Pizzighettone o l’addetto fidi di Isernia non vi troveranno la promessa di nasciture storie d’amore tra le scartoffie, ma per quello esistono maghi più predisposti ed esperti.

NdA: si ringrazia l’astrologia cinese per i suggerimenti su alcuni segni zodiacali, il sistema bancario italiano per l’immensa casistica che offre, Paolo Mereghetti per la filmografia, il prof.Berti per il bestiario.

P.S.: JM torna dopo la Befana. Abbiate pazienza, il 2014 è stato un po’ sabbatico, come per l’Inter, faremo meglio nel 2015.

Autorità di vigilanza (tutte, ma soprattutto una).

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Sotto il segno del Cane (Bastardo), in perfetto allineamento con il Cinghiale (a pelo lungo) opereranno indisturbate, così come avviene ormai da molti anni. Neppure per questo anno dovranno temere l’accountability e potranno tranquillamente continuare a fare ciò che loro meglio riesce: distruggere qualunque cosa si presenti come non funzionale ai loro disegni. Nel sostanziale disinteresse del Governo, di questo come dei precedenti, e di tutta la politica, compresi i geni del M5S, nonché di Milena Gabanelli e del Fatto Quotidiano, ridefiniranno il sistema finanziario secondo linee di vigilanza strutturale che neppure la Banca d’Italia di Guido Carli: che si tratti di politica economica è evidente, che non lo stia facendo la politica è altrettanto palese. Très démocratique

Darth Vader.

Prospettive: L’impero colpisce ancora.

 

Amministratori e direttori generali di banca (non tutti, ma tanti).

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Sotto il segno della Capra (per l’etimo ed il significato profondo del termine chiedere a Vittorio Sgarbi), con la Luna allineata con il segno della Lepre (animale notoriamente eroico), continueranno a ballare sul Titanic, chiedendosi con Mina perché tutto questo gli sia scoppiato dentro il cuore “All’improvviso”?

Solo che sono altri gli organi che stanno scoppiando: e i salvataggi bancari, ce lo ricorda il Grande Timoniere, sono un atto di violenza, come la voce 130 del Conto Economico.

Un’estate fa, la storia di noi due, era un po’ come una favola…”: chiedersi con una lacrima sul viso perché “l’estate va e porta via con sé anche il meglio delle favole” è sport inutile ed ozioso, rimpiangere i bei tempi non serve. Servirebbe coraggio, non sfacciataggine, consapevolezza, non incoscienza: ma che uno non possa darsi quello che non ha, lo sapeva pure il pavido (e saggio) don Abbondio.

Stupidi (cfr. l’etimo latino).

Prospettive: Alice nel paese delle meraviglie o The Walking Dead.

 

Società di software gestionali per banche.

toroSotto il segno del Toro ascendente Capra, a testa bassa e con supremo sprezzo del ridicolo (per avere il senso del ridicolo bisogna avere dei riferimenti al di fuori di te e sei hai sempre lavorato in maniera perfettamente autoreferenziale è una vita che ti guardi allo specchio: conosci solo te stesso), continueranno a sfornare programmi “integrati”, “aggiornati” e “compliants” con le direttive delle autorities, a misura di un cliente che non hanno mai visto, se non per parcellare profumatamente (analizzare i bilanci per credere). Anche nel 2015 non parleranno mai con un cliente e se lo faranno sarà per fare pagare cara una personalizzazione che non faranno, una modifica non necessaria, un aggiornamento fantasma. O per giustificare la loro mortale ignoranza in materia di economia aziendale.

Indifferenti.

Prospettive: il remake di 2001 Odissea nello spazio, Hal 9000 è vivo e lotta con noi.

 

Rappresentanti di categoria (ABI, ANIA, associazioni settoriali varie etc…: non tutte, ma molte).

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Sotto il segno del Serpente (animale che notoriamente ispira fiducia), ascendente Scimmia (non vedo, non sento, non parlo) assisteranno impavidi allo scempio legislativo e regolamentare dei loro associati. D’altra parte, memori del fatto che solo chi è senza peccato può tirare pietre, non hanno neppure tentato di reclutare la Madonna, ma si limitano a tacere. La concentrazione del mercato non farà loro tanto bene, ma preferiscono il Bunga Bunga al morire. D’altronde, ove optassero per la morte, è probabile che spetterebbe loro comunque un po’ di Bunga Bunga, dunque perché biasimare il loro eroismo?

Inutili.

Prospettive: La collina dei conigli.

 

Addetti fidi, responsabili area crediti, analisti fidi, gestori corporate, small business etc...

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Sotto il segno del Drago, tenteranno come sempre di fare il loro sporco lavoro. Continueranno a blaterare di clienti storici, di soci, di persone “favorevolmente conosciute”: colpevolmente ignorando il reato di falso interno manderanno avanti pratiche che sarebbero da dare da mangiare ai maiali, senza neppure pretendere una mazzetta; continueranno a chiedere garanzie, inutili come l’ABI. Eseguiranno stupri etnici della lingua italiana, che gli archeologi finanziari, tra 150 anni, archivieranno nelle bizzarrie del bancariese. Tuttavia, per l’ascendente Tigre che contraddistingue taluni di loro, riusciranno a scrivere istruttorie fatte come Dio comanda, dove si capisce come viene misurato il rischio e si traggono le dovute conseguenze dalla presenza o dalla assenza della capacità di reddito e di rimborso. Speriamolo.

Soldati.

Prospettive: Bastardi senza gloria.

 

Il Mago Alex