Escape the City (unhappy in banking).

Escape the City (unhappy in banking).

Bloomberg riporta le storie di alcuni ex-manager bancari che hanno colto opportunità di business dall’insoddisfazione e dall’infelicità di coloro che lavorano nelle banche di Londra o New York.

Escape the City was created specifically to help talented people escape from unfulfilling corporate jobs after we realized that our own feelings of misery and frustration at work were shared by a lot of people,” Symington said in an interview in London. “We stumbled upon a business opportunity by following a hunch about job dissatisfaction to its logical conclusion.”

E ancora: “I don’t think I’ve ever met more people who are highly trained and unhappy in banking — except when it comes to the money,” said Peter Hahn, 53, a former Citigroup Inc. (C) banker”.

Per educazione e per cultura dubito che la fuga sia una soluzione: un lavoro difficile ed impegnativo può essere faticoso e duro, oltre che pieno di significato, così come un lavoro fatto a favore dei poveri della Mongolia o dell’Africa può risultare privo di senso e vacuo per chi si affida solo ad esso per riempire il vuoto di ogni giorno. Ma al di là dei programmi di Escape the City, riassunti efficacemente con “fai qualcosa di differente”, la questione che viene posta è interessante, perché riguarda il senso di quello che si fa: e pone ad ognuno, qualunque cosa faccia per vivere, la stessa domanda.

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