Essere quotati (come il porco).

Essere quotati (come il porco).

Tutto, dal punto di vista economico, si crea al Chicago Board of Trade (Cbot), il più antico mercato di opzioni e futures del mondo. Qui prezzano su una
lavagnetta qualche bushel di cacao (unità di misura che equivale a circa 27 chili di grano) e poi, un bel giorno, ti accorgi che il bar, anziché due boeri di resto, te ne dà uno perché il costo della cioccolata è aumentato. Il Cbot è ancora popolato di grida e galoppini impazziti che, inseguendo l’ordine di acquisto di un mega
contratto di succo d’arancia congelato, «sbattono come l’ovo nel frullo», per dirla con Carlo Emilio Gadda (che con queste parole descriveva Piazza Affari a Milano, dove adesso comandano i computer, senza lacrime in tasca e senza sangue nelle vene). Ma a Chicago no, di sangue ne scorre ancora. La città divenne famosa per i gangster, anche se a sparare, piuttosto che i mitra Tommy Gun della strage di San Valentino, ora ci sono i cannoni della speculazione. Non è casuale che il conflitto in Libia sia definito “neo-coloniale”. Che si trasformino in benzina o in biscotti, che siano cereali o qualunque altra spezia – origine di guerre anche nel futuribile Dune di David Lynch – le commodity, merci “fungibili”, muovono politica, salotti, affari, cinismo e prezzi: nel mondo ci sono ormai quasi sette miliardi di bocche, non tutte fortunate, ma questo abominio per chi investe non conta. Per il controllo delle commodity si lotta: se non foste stati ipnotizzati dal matrimonio di William e Kate, in quelle stesse ore avreste potuto ottenere una prova di quanto si combatta, perché una scalata francese si è portata via la Parmalat, cioè il latte d’Italia. Una mattina di queste, andate sul sito
http://www.borsaitaliana.it, digitate “Etfs” nel campo di ricerca e vi apparirà una lista di materie prime alimentari trattabili. Ci sono corn (mais), wheat (frumento),
soybean (soia), ma anche lean hogs: carne di maiale magra. Ci credereste che in Cina, prima consumatrice mondiale dai tempi dei Ming, la considerano strategica come l’oro e il petrolio, e ne hanno una riserva nazionale di milioni di tonnellate? I cinesi la sanno lunga, ma la nostra idea del mese è più semplice: un fondo comune specializzato in 19 materie prime, il Lyxor Etf Commodities, su cui investire il cinque per cento dei nostri diecimila euro di capitale. Non serve andare a Chicago, basta la banca. Speriamo di fare comunque la nostra porca figura.
Marco Fratini, GQ

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