Né pompieri, né poliziotti: solo cowboy?

4. The validity of the public debt of the United States, authorized by law, including debts incurred for payment of pensions and bounties for services in suppressing insurrection or rebellion, shall not be questioned.

Così recita la quarta parte del XIV emendamento alla Costituzione Americana. Forse democratici e repubblicani stanno per raggiungere l’accordo -si dice a danno di Barack Obama- che consentirà agli Stati Uniti di continuare ad affermare che il debito degli Stati Uniti “non può essere messo in discussione“. Ma anche per chi, come me, crede fortemente al principio della sussidiarietà ed alla necessità di ridurre l’invadenza dello Stato centrale, riesce difficile digerire ciò che l’articolo dell’ottimo Mario Margiocco, sul Sole 24 Ore di venerdì ha bene illustrato: ovvero che la voragine pari al 140% del Pil USA è figlia di Ronald Reagan. Ho spesso visto il nome di quest’ultimo accoppiato a quello di Margaret Tatcher nella descrizione delle rivoluzione conservatrice ed innovatrice che negli anni Ottanta modificò così profondamente l’affronto della questione welfare, ma ricordo bene che la Tatcher fu molto più prudente (ed incisiva). Affamare la Bestia, tuttavia, non può significare soltanto tagliare le imposte, e Reagan, che trovò un rapporto fra deficit e Pil al 32%, se ne andò lasciandolo al 53%. Come riporta Margiocco, citando l’ex-ministro USA del Bilancio, David Stockman, “la rivoluzione reaganiana arrivava presto a essere un incauto esercizio di economia del pasto gratis. E presto, il gigantesco errore di politica fiscale che veniva scatenato a spese dell’economia nazionale e mondiale diventava insanabile“. Forse sarebbe ora di “rivisitare” l’eredità di Reagan, non solo in chiave culturale e di massima espressione della potenza imperiale americana, ma in chiave economica. La situazione, del resto, consiglierebbe anche di evitare troppo facili simpatie verso i Tea Party, dei quali il sito di Bloomberg sabato ricordava la silenziosa approvazione per la spesa pubblica nei “propri” distretti elettorali? Altrimenti si rischia, come hanno efficacemente sottolineato Perotti e Zingales, di continuare a preoccuparci di spegnere l’incendio, ma di lasciare i piromani andare a spasso indisturbati: e, oggettivamente, il movimento del Tea Party non sembra credibile né nella veste di pompiere, né in quella di poliziotto, i cui stipendi vanno peraltro pagati. Forse, in quella di cowboy?

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