Misteri.

Misteri.

(..) «Non si capisce che cosa abbia a che fare una tassa finanziaria con la crisi dell’euro. Si tratta di un’ imposta finanziaria proposta già innumerevoli volte dalla Ue, sulla quale non si è mai trovato un accordo. Immagino che anche questa volta non se ne farà nulla». E nel frattempo? «Rimane aperto il problema-chiave: che cosa fare se arriva un nuovo attacco su un Paese sistemico come l’Italia o la Spagna. Quel che è grave è che l’ Efsf (European Financial Stability Facility, il meccanismo salva stati di Eurolandia) non può funzionare se deve salvare un Paese grande come la Spagna o l’ Italia. Ma non lo si può aumentare perché provocherebbe un effetto domino fra i Paesi. E alla fine rimarrebbe come unico grande garante solo la Germania». Per questo l’ emissione di eurobond, nonostante il «no» di Berlino e Parigi, incontra sempre più sostenitori? «L’emissione di eurobond può rappresentare una soluzione soltanto dopo aver ridotto il debito, per esempio quello italiano, al 60% del pil, il livello contemplato dal Trattato». Anche perché secondo l’ istituto Ifo gli eurobond costerebbero alla Germania 47 miliardi all’ anno? «Non serve fare i calcoli di quanto costa, senza sapere quali tipi di Eurobond introdurre».

(..) Nel frattempo come giudica la mega-manovra italiana? «Indispensabile, è chiaro. D’ altra parte, bisogna togliersi l’ illusione che schiacciando un bottone la crescita riparta. Anche perché rimane un mistero il perché l’ Italia cresca meno della Germania, con investimenti superiori a quelli tedeschi e il recente aumento del livello di istruzione. D’ altra parte, la Germania ha preparato per oltre un decennio un calo del tenore di vita. E abbassando i prezzi è tornata competitiva. E adesso esporta. Ora tocca fare lo stesso a Italia e Spagna». Sì ma ora la Germania non cresce. «Non bisogna andare troppo oltre nell’ interpretazione dei dati trimestrali. Complessivamente nei primi sei mesi la Germania è cresciuta bene. Ora rallenta perché ha raggiunto il livello pre-crisi, e la sua crescita potenziale è bassa, pari all’ 1,5%, con una popolazione attiva in calo. Inoltre la Germania non può sottrarsi al rallentamento dell’ Europa, degli Usa e dei Paesi emergenti».

Daniel Gros, intervista al Corriere della Sera, 18 agosto 2011

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