Crisi e destino: raccontare il positivo.

Crisi e destino: raccontare il positivo.

MoMA, New York, copyright TroisiemeOeil

Qualcuno mi ha chiesto gli appunti di ciò che ho detto la sera di venerdì scorso, durante l’incontro su Crisi e destino. In realtà si tratta di appunti che, pur preparati come discorso organico, ho usato per rispondere ad alcune domande. Gli appunti sono alla sezione documenti del blog. Quello che, invece, mi piacerebbe riportare qua, sono tre cose positive, tre storie che costruiscono, nella generale narrazione negativa, qualcosa di positivo: che è possibile per chiunque.

(..) nei disordini di Londra e Birmingham, ci sono state certamente lamentele verso la polizia, ma ci sono stati soprattutto uomini e donne che, con le famose ramazze in mano, si sono messi a ripulire le strade, hanno difeso luoghi di lavoro e di culto, si sono dati da fare.

Io credo che l’esempio inglese sia l’esempio di come, se non possiamo aspettarci nulla dalla politica né dalla politica economica, tuttavia la crisi ci rimetta di fronte alla nostra responsabilità personale. Che è quella anzitutto di sapere di cosa si stia parlando, quali siano i numeri in gioco, quale siano i termini della realtà secondo la totalità dei suoi fattori: e poi di continuare solo e soltanto a costruire, in tutti i posti dove siamo, partendo da un positivo. Saper quello di cui stiamo parlando vuol dire, anche, tenere conto, se si fa gli imprenditori, dei numeri, di cosa fa stare in piedi un’impresa. Di interrogarsi sui licenziamenti e sulla flessibilità, sulla solitudine di chi fa impresa. Perché le tante storie di questo periodo dimostrano che è possibile.

Vicino a Padova esiste una manifattura tessile, come tutte le manifatture di questo tipo esposta ai venti della localizzazione, oltre che a quelli dell’estremo oriente. Il titolare ha inseguito risparmi di costo, andando dapprima in Cina, poi in India, infine in Romania. Ovunque trovava risparmi di costo, non la qualità: ha deciso che voleva fare un bel prodotto, e voleva farlo bene, ha cominciato a farlo quasi solo in Italia, pur lasciando qualcosa di marginale in Romania. Così è accaduto che non solo ha aumentato il fatturato, ma che ha dovuto rinunciare alla CIG, che aveva appena concordato con i sindacati.

A Paceco (provincia di Trapani) esiste una Banca di credito cooperativo assai minuscola, 5 sportelli in tutto. Mi invitano a parlare ad una loro convention, e mi raccontano di quello che hanno fatto, con i loro clienti della filiera agro-alimentare. A Houston, in Texas, si tiene la Fiera del Fancy Food, importantissima per il settore: la Banca paga lo stand ai suoi clienti interessati, i suoi clienti si pagano il viaggio ed il soggiorno e le altre spese extra-fieristiche. Questi vanno, quasi tutti, e succede quello che non immaginavi, ovvero rapporti, relazioni con le camere di commercio USA, richieste di cibo kosher (la banca organizza un convegno sul cibo kosher), sviluppo, esportazioni etc…certo poteva non accadere nulla. Non era garantito che accadesse, però qualcuno ha avuto la fantasia di fare qualcosa di realmente sussidiario (la banca non può vendere al mio posto, né fare prodotti buoni se io non sono capace, ma fare da levatrice all’impresa) e qualcuno ha avuto la fantasia di starci e di rischiare.

Infine, a Reggio Emilia incontriamo, alla Scuola d’Impresa, una vedova, che viene alla SDI portata dal suo concorrente, che la “invita” caldamente a venire a lezione: il suo concorrente è colui al quale il marito della signora, in punto di morte, ha detto di rivolgersi per farsi aiutare. La signora faceva l’estetista, non l’imprenditrice: l’impresa, a seguito della morte del titolare, sarebbe probabilmente morta anch’essa. Invece lei si fida e va a chiedere (mossa personale di grande libertà) ad un concorrente di farsi aiutare. Poteva vendere, due giorni dopo il funerale gli avvoltoi giravano in azienda, invece domanda: domanda aiuto, un criterio, non soldi. Quell’altro signore, con altra mossa personale di grande libertà, decide di andare ad aiutarla. E’ rimasto un suo concorrente, ma su alcuni “pezzi” lavorano insieme: e lui l’ha fatta venire alla Scuola d’Impresa.

Rimini, 28 ottobre 2011

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