Imprese subprime.

Imprese subprime.

Nel 2007 abbiamo scoperto, e manifestato per questo grande deplorazione, che le banche americane avevano nei loro attivi molti prestiti di pessima qualità, i mutui cosiddetti subprime, erogati a prenditori incapaci di restituirli. Abbiamo criticato e stigmatizzato che si fossero dati mutui a persone prive di capacità di reddito, per cupidigia, per il pensiero che tanto poi le garanzie immobiliari avrebbero supplito, rivalutandosi: abbiamo trovato i colpevoli nella cattiva finanza, nelle idee dei democratici USA, nel keynesismo. Con i mutui subprime è stata data la possibilità di comperare casa a chi probabilmente non l’avrebbe mai avuta ed ora tutti costoro, ahiloro, sono fuori, davanti alla loro abitazione è scritto bank-owned.

Nel 2011, ma purtroppo il fenomeno non è affatto recente e risale almeno al 2008, cominciamo a scoprire i subprime di casa nostra; che non sono famiglie povere che hanno comperato case che non potevano permettersi, ma imprese marginali. Che hanno contratto debiti che non potevano pagare, che non possono pagare, che non potranno mai pagare. Perché sono, appunto, marginali: non hanno redditività operativa, quand’anche l’avessero avuta in passato era modestissima, incapace di sopportare il benché minimo peso di oneri finanziari. Operano in settori dove la concorrenza è altissima, vivono di paghe in nero, di evasione, di clientela marginale. Ora quella redditività non c’è più. In compenso i prestiti ci sono ancora, servono a consentire i prelievi dei titolari, a condurre vite poco sopra la sussistenza, in un quadro che vede le banche, soprattutto quelle di credito cooperativo, sostituirsi impropriamente alla previdenza sociale, alle istituzioni benefiche, alla Caritas. Quei denari non saranno mai resi; e poiché le perdite graveranno sugli istituti e sui loro depositanti, forse sarebbe il caso di chiedersi fino a quando le banche potranno tenersi prestiti illiquidi, che rendono la banca a sua volta illiquida? Fino alla prossima ispezione di Bankitalia? Senza dimenticare che le imprese subprime, ci piaccia o no, sottraggono risorse alle altre imprese, a quelle che potrebbero crescere, assumere, creare ricchezza. Non è uno scandalo che esistano le imprese subprime, è uno scandalo che siano state finanziate, ovvero illuse, di poter restare in piedi, semplicemente grazie ai debiti bancari. Le banche sono i becchini del sistema economico: ma se le salme rimangono all’aperto, il contagio è per chiunque.

Ha ragione il prof.Ripani, quando dice che “allora siamo tutti più poveri: e l’emigrazione ricomincia ad essere una risorsa“. Ma dovremmo anche aggiungere, perché il problema è di educazione, che non siamo ancora abbastanza seri: e che il problema ci riguarda tutti. Buon lavoro.

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