Le imprese subprime e le conseguenze economiche dello spread.

Le imprese subprime e le conseguenze economiche dello spread.

Foto di Franco Monari

Mentre la stupefacente Angela Merkel loda le riforme italiane, non rendendosi conto che Monti non ha ancora fatto nulla, così come il suo predecessore Silvio Berlusconi, stupisce l’assenza dal dibattito della vera questione che turba (o dovrebbe turbare) i sonni dei banchieri: quella che riguarda la qualità del credito verso le imprese, ovvero i cosiddetti impieghi economici (mentre i titoli di Stato sono impieghi finanziari). Oggi, durante un seminario, mi è stato chiesto da un funzionario addetto ai fidi di una “banca del territorio” quali parole dovesse usare per spiegare ad un imprenditore che deve chiudere, quali fossero gli argomenti da usare, quali i termini per convincerlo ad abbandonare la partita. Non era un discorso fatto tanto per passare il tempo, era serio; ed io altrettanto seriamente ho cercato di rispondere, spiegando ciò che ultimamente mi pare essere sempre di più l’acqua calda, ovvero i fondamentali che dicono se un’impresa sta in piedi e perché. La riflessione, amara, che rimane dalla giornata di oggi riguarda l’incapacità, persino per la banca di relazione, di rapportarsi seriamente fino in fondo con i propri clienti: non per incapacità, non per difetto di competenza. Letteralmente, per inesperienza. Non riescono a pensare se non ad una relazione che va sempre bene, che non ha problemi e che, se li ha, li ignora (come con le operazioni di consolidamento e con la moratoria). Quanto alle imprese, il panorama è ancora più desolante, tanto più riflettendo a quello che accadrà a breve quanto gli effetti dello spread si ripercuoteranno sui tassi attivi praticati alle Pmi. Non è difficile immaginare che si leverà alto il lamento delle Pmi, vessate dal sistema bancario: quello stesso sistema, incapace di aiutare le imprese a comprendere l’importanza del capitale di rischio quando ancora si poteva fare qualcosa. Adesso, forse, non resta davvero che usare la scure.

3 Comments »

  1. sono d’accordissimo con quanto detto. Il problema grosso è passare da una modalità di relazione con il cliente ad una modalità di vera consulenza. E allora diventa pressante l’interrogativo di come dire ad un cliente che lavora in perdita. La banca lo vuole poi veramente dire? Gli interessa almeno veramente saperlo? Il credito a livello tecnico è anni luce differente dal credito fatto ad un “amico” o a qualcuno con cui si vuole mantenere un certo tipo di relazione. Probabilmene quel tipo di epoca sta finendo. Ma nel mentre salteranno chissa quante banche e chissa quante imprese. Il primo dato a cui non si vuole guardare è proprio la crudezza della realtà la quale però, in fondo, rappresenta l’unica speranza.

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  2. Carissimo prof.Berti,è proprio vero che non è incapacità, ma vorrei aggiungere di più.Nel mio decennio bancario in Bcc ammetto che ci sono stati momenti difficili in cui dire a un cliente che segui,che ha fiducia di te e che ti dice tutto,proprio tutto,è stato molto difficile.In situazioni di emergenza sono stati fatti consolidi e ad un tuo corso sulle Pmi, di ormai 3 anni fa tu dicesti che “un consolidamento è fare ancora di più del male a un imprenditore” gli togli quel poco sangue,quel poco ossigeno che ha per restare in piedi; tu dicesti poi che “un consolidamento,come la sospensione rate per aziende e privati, è solo uno spostare più in là col tempo i problemi”.Ti dirò di più: quel tuo corso sulle Pmi è servito eccome! Ora invece la nostra Bcc, o meglio, la direzione, ha dato disposizioni, più che di dare l’ultimatum alle aziende, di non concedere più mutui per consolidamenti o liquidità. Ma perchè non essere determinati,schietti e dare un taglio alla situazione, senza aggravare i bilanci con sofferenze che si potrebbero evitare? Grazie prof.sei un grande! Grazie del contributo che dai con il tuo blog.

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  3. Bcc, banche del territorio,vicine alla gente…La consulenza, frutto di anni di esperienza, con i tempi che corre, diventa un ufficio dove a fine mese ci fai i conti, tu, col tuo cliente che ti chiede come fare a pagare..come oggi…agli sgocccioli del fine mese con le tasse da pagare…f24 da capogiro…il piccolo artigiano ,insomma la pmi ti chiede, come faccio questo fine mese? Cosa ci aspetterà in futuro?

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