Divorzi benedetti.

Divorzi benedetti.

La sede di Banca d'Italia

Sull’onda della generale arrabbiatura verso i tedeschi ed i loro sodali francesi, ma anche sulla scia di una nostalgia per la lira che ha ben poco di razionale (l’unica cosa di buono della lira, a parte le svalutazioni competitive, era che quando c’era lei io avevo 20 anni di meno) qualcuno si è messo a stigmatizzare il famoso divorzio fra Bankitalia e Tesoro, ovvero quel provvedimento che sancì il divieto per l’Istituto di Emissione di stampare moneta per acquistare il debito sovrano. L’errore di costoro sta nell’imputare al divorzio stesso la colpa della crescita del debito pubblico italiano che non solo stava già crescendo dagli anni ’60 e ’70 in maniera esponenziale ma che, soprattutto, non è stato agevolato dalla mancanza di un “sottoscrittore di ultima istanza.” Il debito pubblico italiano è stato agevolato da una cultura politica irresponsabile e clientelare, tesa ad approvare provvedimenti che fossero utili solo in chiave elettoralistica e non per il bene comune. Che dall’Euro abbia tratto benefici soprattutto la Germania, non c’è alcun dubbio. Ma che l’Euro “tedesco” serva a far finta che il nostro debito pubblico, consociativo e benedetto dall’intero arco costituzionale, non fosse da irresponsabili, questo no. Un po’ di sciovinismo va bene, l’ipocrisia no.

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