Sono stanca (non ho un senso per il lavoro).

Sono stanca (non ho un senso per il lavoro).

Alexander Deineka, Donbass

sono nata il 31 dicembre 1953. Ho iniziato a lavorare il 1 marzo 1973, senza mai interruzioni, di cui due anni come co.co.co, 10 mesi con l’enpals. Non vedo l’ora di andare in pensione. Nella mia famiglia, non ho parenti, solo cognati, tutti impiegati presso lo Stato, sono in pensione da più di vent’anni, e mi prendono in giro. Mi accorgo che passando gli anni non ho più la prontezza e la forza fisica degli anni addietro. Lavoro presso un studio di commercialisti e avvocati, ogni lavoro oltre la routine mi pesa da morire; il mese di maggio è diventato un incubo. Ma per chi devo lavorare ancora? Tempo addietro è stato messo un annuncio per trovare del personale che mi aiutasse: le prime domande che mi fecero i canditati: “quanto si guadagna? quante ore di lavoro durante la settimana? quante ferie mi spettano? il sabato non si lavora, vero? Quando ho inziato a lavorare io, si lavorava tutti i sabati mattina, ed il mese di maggio si attaccava il 2 maggio e si terminava il 31, sabati, domeniche, alcune notti quando si era in ritardo, e tutto a mano, non esistevano i computer, si battevano a macchina tutte le dichiarazioni dei reddit! Chi ora lo farebbe? Mi auguro solo, una volta andata in pensione, di potermi godere tutti i sacrifici fatti durante la vita lavorativa.

Lettera di Bianca Maria a Corriere.it

1 Comment »

  1. Cara Sig.ra Biancamaria…c’è gente che non ha un lavoro,a volte non si adatta, ma c’è chi per mantenerlo fa duri sacrifici e fatiche.Nessuno ci risparmia nulla, nemmeno le fatiche.I sacrifici ci vengono chiesti giornalmente…dopo la laurea e ho vent’anni meno di lei, anch’io ho cominciato un lavoro d’ufficio,poi un secondo lavoro il sabato e domenica mattina,per arrotondare…e ora me li conservo cari.Mi lamentavo sempre, dei capi,dei colleghi…ogni cosa era per me negativa.Da un anno a questa parte mi sono trovata spalancata, alla realtà, e alla mattina mi guardo e dico, grazie Signore perchè ci sono, perchè le mie fatiche mi fanno guardare la realtà con positività: quella realtà che ci permette di alzarsi e dire io, io.
    Susanna

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