Siamo stati ricostruiti dal capitalismo, siamo la sua sostanza peccatrice.

Siamo stati ricostruiti dal capitalismo, siamo la sua sostanza peccatrice.

L’avidità quando si diffonde capillarmente non torna più indietro. Si può stemperare ma non scompare. Restiamo freddi di fronte al film maledetto che il “tedesco” Erich von Stroheim girò a Hollywood per denunciare la rapacità umana, la partita infernale che inizia con cinquemila dollari vinti alla lotteria e si conclude con due cadaveri nel deserto in mezzo al nulla, fra i riflessi abbaglianti di monete d’oro che nessuno userà più. Non ci stiamo più a credere che l’avidità sia il buio dell’anima, disgreghi l’uomo e lo porti alla rovina, alla morte. Tra il professore di liceo di mezzo secolo fa e il compendio dell’utilitarismo inversione hollywoodiana non c’è scelta possibile. Veniamo dalla cultura greca ma siamo stati ricostruiti dal capitalismo, siamo la sua sostanza peccatrice. Alle generazioni a venire, Keynes raccomandava di distinguere tra l’amore per il denaro come possesso, morboso e leggermente ripugnante, e l’amore per il denaro come mezzo per ottenere le gioie e sperimentare la realtà della vita. Se improvvisamente proviamo vergogna, ricordiamoci almeno della lezione del genio scapestrato che giocava in Borsa e non disdegnava il piacere.

Lanfranco Pace, Il Foglio, 21 gennaio 2012

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