L’aumento di capitale Carim, ovvero i rischi di ricapitalizzare la banca dei cioccolatai.

L’aumento di capitale Carim, ovvero i rischi di ricapitalizzare la banca dei cioccolatai.

Ci voleva la Consob per fare scendere dal pero dei sogni e della lontananza della realtà tutti coloro che parlano della ricapitalizzazione di banca Carim come di una formalità, che grazie alla Fondazione, agli industriali etc…consentirà di mantenere la banca in mani riminesi, riprendere il lavoro a favore del territorio e tante altre belle cose. Consob menziona ben 24 fattori di rischio, come riportato dall’ottimo Paolo Facciotto sulla Voce di Rimini di oggi, in relazione “alla partecipazione nel CIS e al piano industriale futuro. Confermato che non ci sarà il consorzio di garanzia e messo in luce il fatto che la volontà della Fondazione di mantenere la maggioranza rappresenta un fattore di debolezza.”

Anche sorvolando sul fatto che fino al 2016 non si parlerà di dividendi (chissà cosa farà la Fondazione? Metterà i dipendenti in cassa integrazione? Chiuderanno per ferie?), fra i fattori di rischio si evidenziano le multe e addirittura possibili risarcimenti per 54,5 mln.di €. JM non è mai stato molto tenero nei confronti di una Banca seduta sulla scontatezza del proprio prestigio, gestita come un ufficio postale di periferia o una banchetta di campagna dedita al piccolo cabotaggio e la lettura del comunicato Consob conferma quanto si è sempre detto sul blog. Mi pare tuttavia che la cosa davvero grave, ciò che davvero dovrebbe rappresentare IL fattore di rischio, ciò di cui nessuno ha ancora parlato, nemmeno a livello di voci, è il piano industriale. Che ovviamente manca, mancando il CdA ed essendo ancora presenti i commissari Bankitalia. In sostanza, la questione vera è la governance, una governance sulla quale l’azionista di maggioranza, la Fondazione Carim. ha mostrato tutti i limiti di una gestione consociativa e politicizzata. C’è da chiedersi cosa accadrà, dopo. La Consob non può dirlo, ma accanto al rischio che rimanga socia di maggioranza la Fondazione, forse ne andrebbe evidenziato un altro: che rimanga socia tout court, continuando ad esercitarsi nell’arte, finora insuperata, di fare la figura del cioccolataio.

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