Garantire (?) il credito alle imprese (grida manzoniane).

Garantire (?) il credito alle imprese (grida manzoniane).

Con rimarchevole ritardo (il 29 febbraio lo aveva già fatto CNA con il sottoscritto) Confindustria Rimini ha tenuto un Convegno sul rapporto banca-impresa, nel corso del quale ha presentato una ricerca svolta su un campione di propri associati.

Il presidente degli industriali Maurizio Focchi ha affermato che “in questo quadro le banche ancor più di prima devono continuare a svolgere un ruolo strategico e fondamentale per le imprese focalizzandosi su 3 punti: garantire il credito e la liquidità alle imprese a tassi concorrenziali; sostenere l’innovazione; sostenere la penetrazione di nuovi mercati specialmente all’estero”.

Garantire il credito: frase fatta che viene ripetuta come un mantra e che forse necessiterebbe di una precisazione. Il credito “vecchio” è quello da garantire, ed è fin troppo garantito, viste le posizioni che la tecnica bancaria ed il buon senso imporrebbero di mettere a rientro, per esempio nel settore, a Rimini pervasivamente presente, dell’edilizia. Quanto ai tassi, devono essere concorrenziali rispetto a cosa? Ai margini operativi in picchiata? Ricapitalizzare le imprese, mai? Vero, qua si dimentica il ruolo eroico assunto dagli industriali riminesi nella ricapitalizzazione di Carim.

Inoltre – ha aggiunto il Presidente Maurizio Focchi – auspichiamo che i finanziamenti che stanno ottenendo le banche dalla Banca Centrale Europea al tasso dell’1%, vengano in parte destinati ai finanziamenti delle imprese, naturalmente a tassi più convenienti di quelli attualmente in essere.”

Naturalmente: oltretutto, se sarà attuato l’osservatorio sul credito alle imprese nella versione tremontiana-rivista-da-Monti, altro che credito garantito e a tassi concorrenziali. Le banche dovranno spiegare e motivare i rifiuti: sarebbe interessante che lo facessero in pubblica piazza, o all’albo pretorio del Comune, così per sottolineare che le banche, a dispetto del TUB, sono ridiventate enti pubblici.

Nell’incontro una particolare attenzione è stata data all’analisi della situazione critica che sta attraversando il settore edile. “In occasione dei recenti Stati Generali dell’Edilizia convocati dalle associazioni di categoria riminesi, dagli ordini professionali e dai sindacati – ha spiegato il Presidente di Ance Rimini, Ulisse Pesaresi – abbiamo lanciato l’allarme sullo stato del nostro settore che oggi rischia il collasso”.

Eufemismi ipocriti: c’è una crisi da sovrapproduzione leggendaria. Troppe case, troppi muri, troppi uffici, troppi capannoni. E troppe imprese di costruzione: troppe. Invocare il mercato è bellissimo, purché riguardi gli altri: al contrario, pensare a Darwin nel settore edile, sarebbe purificatore. Duole dirlo, ma si chiamano fallimenti.

E in un momento così critico è indispensabile che le banche sostengano sia le imprese che i cittadini sottolineando l’importanza della liquidità per iniziative nel settore, come quelle di riqualificazione della struttura edilizia ed ai progetti riguardanti l’ambiente e il risparmio energetico.

E in un momento così critico, se qualcuno di coloro che ha dato case a garanzia finalmente le vendesse? Così, per dare un po’ di liquidità al mercato? Certo, si concretizzerebbe qualche perdita: ma perché si deve aspettare che si riprenda un mercato dove la sovrapproduzione dilaga? Perché l’ANCE sì e Federchimica no?
Senza dimenticare per le imprese edili come per tutte le aziende di altri settori, il tema legato ai rientri e le difficoltà causate dall’allungamento dei tempi di pagamento sia del settore pubblico sia tra privati. Occorre superare, soprattutto per i comuni virtuosi, i vincoli del Patto di Stabilità Interno al pagamento dei lavori. Il nostro settore è strettamente legato all’avvio di nuove iniziative e precludere questa possibilità, con una forte restrizione del credito, significa condannare molte aziende alla cessazione della propria attività.

Già, senza dimenticare. Senza dimenticare che non è sempre colpa dello Stato se non ti pagano: se non ti paga un privato, come puoi pensare che sia la banca a farsi carico dei ritardi e delle inadempienze dei tuoi clienti? E’ responsabile usare i soldi dei risparmiatori per coprire le perdite su crediti di qualcuno? E, infine, è responsabile pensare che superare i vincoli del Patto di Stabilità serva per spendere altri soldi in edilizia? A Confindustria si fanno le grida, all’ANCE si scrive sull’acqua. Benvenuti sulla terra.

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