Quota salvezza (?)

Quota salvezza (?)

Così titola la locandina di un tabloid locale, che commenta la chiusura dell’operazione di aumento di capitale di Banca Carim.

Sarebbe stato il Presidente della Fondazione ad affermare di ritenere di avere buone ragioni per pensare che la soglia di sicurezza sia stata superata. Al di là dei giri di parole, e in attesa dei dati definitivi (strano però che una banca, nel 2012, non abbia questo dato in tempo reale: a fine giornata le quadrature di cassa devono pur farle, non sarà complicato quadrare un aumento di capitale: o no?) non disponendo dei dati degli  exit-poll ma parlando come se fossimo al bar, si possono tirare due o tre conclusioni:

  1. l’aumento di capitale non è stato interamente sottoscritto: si può almanaccare quanto si vuole sulla circostanza, ma ciò significa, molto banalmente, che Carim non ha saputo attrarre le risorse di cui necessitava, sia per la mancanza di un piano industriale, sia per la scarsa chiarezza sulle prospettive future; in Borsa, un aumento di capitale non interamente sottoscritto (e privo di consorzio di garanzia, circostanza da non dimenticare) non passerebbe in cavalleria;
  2. raggiungere la quota salvezza significa non finire in serie B, e fin qui ci si potrebbe rallegrare. Tuttavia, per un gruppo bancario, per giunta internazionale, che aspirava a ben altre posizioni su base perlomeno interregionale, è un po’ come consolarsi per non disputare neppure l’Intertoto, visto che così si può curare l’allenamento in vista del campionato;
  3. quale campionato disputerà la Carim? dipende dalle risorse raccolte, obviously. Ma non si deve mai dimenticare che se una banca deve aumentare il patrimonio, ciò avviene a causa della cattiva qualità dell’attivo, verosimilmente non ancora del tutto emersa dall’ispezione e dal commissariamento. L’impressione è che aver raggiunto la quota salvezza, nel caso specifico, serva solo a vendere meglio il marchio, a Cassa Risparmio di Cesena o Banca Marche che sia. L’attivo, come per tutte le banche d’Italia, non ha ancora finito di deteriorarsi. E se è così, il problema, dopo aver raggiunto la salvezza, diventerà quello di non essere retrocessi l’anno prossimo.
  4. Bisognerebbe dire, a questo punto, “in bocca al lupo!” Già, ma a chi? A un territorio che non è stato capace di esprimere né una leadership, né un management all’altezza della situazione? Alla Fondazione, in tutte le sue espressioni politiche e sociali, passate e presenti, incapace storicamente di vigilare sul proprio principale asset e sulla sua valorizzazione? Ai dipendenti, probabilmente, ed anche ai piccoli azionisti, a loro sì: perché non si facciano ingabbiare nel consueto tran tran e siano vigili e presenti, nel lavoro e nella compagine sociale. Poi, che ognuno faccia il suo.

1 Comment »

  1. …si vero..non cittadini attivi di Rimini..noi civici-civivi,ci occupiamo di monnezza e di tamerici e lorsignori indisturbati continuano a far danni e a farsi i pifferi loro…ce la meritiamo una cassa così ce la meritiamo…

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