I figli so’ piezz’ e core (allevare intensivamente i bamboccioni).

I figli so’ piezz’ e core (allevare intensivamente i bamboccioni).

Su richiesta di un amico incontro una coppia di coniugi con figlio (unico) al seguito, che mi chiedono consigli sull’iscrizione all’università, in particolare a Economia. Non mi soffermo sull’atteggiamento iperprotettivo dei genitori (uno dei due, facile indovinare chi, continuava a dire:”Adesso lui le spiega cosa pensa, adesso lui le spiega cosa vuole” ma non lo lasciava mai parlare)  e neppure sull’aria un po’ intimidita -forse anche un po’ scocciata- del figliolo; no, mi hanno colpito due cose.

La prima è stata il rovesciamento della questione riguardo alla vocazione: non devi studiare quello che ti piace, fosse anche filologia ugro-finnica, no, devi studiare quello che ti darà da lavorare e ti farà guadagnare, facendo fuori la libertà personale e, appunto, qualunque tentativo di verificarla, la vocazione. Mi sono trattenuto dal dire loro, come mi accade spesso con gli imprenditori, che le attività che reputo più redditizie sono il traffico di armi, lo spaccio di eroina e la tratta delle bianche. Resta che, in questo modo, il criterio per fare qualsiasi cosa sarà solo il tornaconto, a prescindere da inclinazioni, temperamenti, passioni personali: ed è un po’ triste.

La seconda riguarda quella concezione dell’università come il droghiere, che se è sotto casa, come il verduraio e il macellaio, è meglio; mi sono state sottoposte tre opzioni al ribasso, tutte nel raggio di 50 km dall’abitazione della creatura. Ed io ho rilanciato dicendo: il meglio è a Milano. Replica:”Non ha un’opzione di riserva?” Si prospetta l’allevamento intensivo del bamboccione, penso tra me e rilancio ancora, con un’opzione che costringa comunque a dormire fuori casa. Vivo rincrescimento dei due genitori, che vedono la creatura allontanarsi, at least, dalle loro sottane. Provo a spiegare che l’università sarebbe bene farla distante da casa, perché è un momento della vita altamente educativo e formativo, che io stesso l’ho fatto etc… Alla fine, dopo che ho detto a lei, celiando:”Signora, così avrà più tempo per occuparsi di suo marito, è vent’anni che lo trascura“, si alzano e vanno via, ringraziando.

C’è tantissima Italia in questi 45 minuti, potrebbero essere una sintesi perfetta dei mali del Paese, della poca voglia di rischiare, di provare, di fare qualcosa senza che qualcuno ti eviti la fatica. Ma, soprattutto, c’è una concezione sindacale dell’educazione per cui tu stai davanti, e tuo figlio dietro, non sia mai che si graffi camminando da solo, con te dietro alle spalle, pronto a sorreggerlo se dovesse cadere: c’è una concezione dell’educazione che fa a pugni sia con il gusto per il rischio, sia con la libertà personale.

Auguro a quel ragazzo di amare e rispettare sempre i suoi genitori e a loro la gioia di poter vedere i frutti del loro affetto: ma, soprattutto, gli auguro di imparare a correre, prima possibile, con le sue gambe. Lontano, almeno per un po’.

 

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