Disordine e regresso, Favela Chic (Riministan).

Disordine e regresso, Favela Chic (Riministan).

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Questa mattina decido di mettermi alla prova su una distanza più lunga nelle mie performance di romagnolo-walking e compio i 18,2 km tra Rimini e Riccione e ritorno in 2h e 48′ (pulsante applausi dalla regìa). Percorro dapprima il lungomare di Rimini e fino al Marano (un orrido fiume, in un orrido luogo, dove tuttavia i locali all’aperto impazzano con musica et alio tutta l’estate, richiamando orde di emiliani, bolognesi in specie, che sembrano non cercare altro) non incontro altro che stranieri. Russi che passeggiano, indiani, pachistani, qualche cinese che gestisce (?) negozi di infimo ordine, dove si vendono, al freddo e con gli espositori sulla strada, articoli di infimo ordine. I primi italiani li incontro oltrepassato il Marano, poi a Riccione cambia tutto. Bisogna andare a piedi, anche se a velocità sostenuta, per notarlo: cambia lo stile degli edifici, non ci sono locali di infimo ordine (certo, mi dicono, saranno da un’altra parte), ma l’impressione è la stessa di quando a Londra passi da una zona Londonistan ad una zona british. Il problema non è che ci sia un Riministan, che non pare oltretutto somigliare al suo preoccupante omologo britannico. Il problema è, molto semplicemente, il significato in termini economici e di offerta turistica: un’offerta turistica sempre più al ribasso coinvolge tutto, qualunque cosa intorno a sè, generando una sorta di distretto della mediocrità e dell’approssimazione. Ed è proprio nel Riministan che, d’altra parte, giganteggiano gli scheletri degli edifici delle colonie, taluni bellissimi, ma tutti tetri nel loro abbandono. Perché non c’è amministrazione che non abbia bloccato qualunque progetto che non passasse dal partito secondo regolamento. Ho sentito che a Milano, nel quartier Isola, dove abita una mia conoscente assai snob, si sono lamentati della skyline delle nuove realizzazioni edilizie. Chissà se vorrebbero fare cambio con una skyline dove troneggia -zona Marano- un locale la cui insegna (cattivo gusto? idiozia del pubblicitario?) è, esattamente “Disordine e regresso. Favela Chic”?

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  1. Città che vai degrado che trovi: Padova – Via Anelli zona Centro Giotto. Era una zona di prima periferia molto vivace, popolata da studenti universitari che vivevano in affitto negli appartamenti della zona per la felicità dei proprietari, mentre il Centro Giotto era uno dei primi (forse il primo) centri commerciali di Padova che attirava padovani da tutta la provincia ed era molto apprezzato ed i negozi avevano affitti esorbitanti! La distanza dal centro e’ di circa 3km, una performance da nulla per il Professore Romagnolo-Walking, inoltre è vicino alla fiera, una gran bella zona insomma, con tutti i servizi. Poi gradualmente sono arrivati gli extracomunitari, marocchini, senegalesi per lo più e via Anelli (retro del Centro Giotto) si è spopolata dei giovani studenti ed è diventata terra di conquista, gli appartamenti sostanzialmente espropriati (e chi si azzardava ad andare a chiedere l’affitto li’), gli edifici sono diventati fatiscenti senza alcuna manutenzione e con una parabola per ogni terrazzino. Quella era terra di spaccio, lotta tra fazioni, prostituzione e chi più ne ha più ne metta, grazie al silenzio colpevole delle amministrazioni comunali di sinistra guidate dall’allora sindaco Zanonato (a parte una insignificante parentesi di Giustina Destro che ha solo pulito il centro dai venditori ambulanti abusi, subito ritornati con la risalita di Zanonato), che ha deciso di applicare una politica di tolleranza ed integrazione con gli extracomunitari. Fino a quando la situazione e’ diventata insostenibile, nemmeno la polizia riusciva più a controllare spaccio, lotte tra bande e tutto il resto e passare di la’ per sbaglio o per caso poteva costare molto caro, così Zanonanto ha deciso di sgomberare l’area ed innalzare il famoso muro! Gli extracomunitari si sono sparpagliati nelle zone limitrofe, il centro Giotto non si è più ripreso, e’ sempre frequentato da extracomunitari e molti negozi sono sfitti. Ma il sindaco Zanonato non si è fermato qui, la sua politica di tolleranza l’ha applicata anche alla zona di Padova Uno, di fronte al povero Centro Giotto, vivace quartiere commerciale, un tempo pieno di uffici e negozi, sede di numerose aziende di servizi (c’è la Federazione Veneta dei Crediti Cooperativi e tutte le aziende del gruppo), con un bacino di circa 15.000 persone; ora siamo (anch’io lavoro in zona) neanche 9.000, molti uffici sono sfitti ed in vendita, c’è una camionetta dell’Esercito fissa di fronte a Equitalia ed un bel Centro Nomadi fortemente voluto da Zanonato, ora Ministro dello Sviluppo Economico, che gli ha costruito anche delle casette in muratura (ma non erano nomadi?). Speriamo che lo sviluppo che opererà in Italia non sia come quello che ha promosso a Padova.

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