Con parte monografica sulle cooperative.

Con parte monografica sulle cooperative.

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Quando mi iscrissi al primo anno di Economia e Commercio in Cattolica, nel lontano 1976, scelsi per il piano di studi il corso di Economia Aziendale tenuto dal prof.Manzonetto, che conteneva una parte monografica sulle cooperative. Non avevo ragioni particolari per scegliere proprio quel docente, ma mi piaceva l’argomento: ed anche se era condiviso con gli studenti del serale (e quindi andavamo a casa tardi), mi sembrava che dare rilievo alla cooperazione fosse importante, mi corrispondesse e, in qualche modo, facesse parte dei miei valori.

Non ho capito bene fino in fondo il perchè di quella scelta se non 38 anni dopo, ovvero due giorni fa, parlando al CdA di una piccola (piccola? con 6 milioni di fatturato e punti vendita solo in montagna sei davvero piccola?) Famiglia Cooperativa Trentina, ai confini del Parco Nazionale dello Stelvio. Ora, a parte il paesaggio, che da solo sarebbe valsa la fatica, l’esperienza di parlare e, soprattutto, di conoscere queste persone

IMG_0292è stata straordinaria. Prima di tutto perché dovevo cercare di spiegare l’equilibrio economico-finanziario a gestori di rifugi alpini, insegnanti di scuola media, madri e padri di famiglia senza alcuna esperienza imprenditoriale, che facevano e fanno gli amministratori per pura gratuità ed amore del territorio. E questa sfida già sarebbe valsa la pena, perché vuol dire uscire dagli schemi.

Ma in secondo luogo l’esperienza è stata straordinaria per quello che ho imparato. A parte la cordialità, l’accoglienza e il clima, queste persone mi hanno mostrato cosa si può fare quando si ha a cuore l’obiettivo ed è chiaro il senso: aspettando di cominciare leggevo gli avvisi appesi in bacheca e in uno di questi si parla di social housing. Mi chiedo perché e, subito dopo, lo domando ai presenti. Contro ogni evidenza di ricerca di facile profitto e di scelte analoghe compiute, anche da consorelle, e nonostante le critiche ricevute, la Cooperativa ha sistemato l’immobile dismesso della propria vecchia sede, che poteva pur vendere tentando di lucrare plusvalenze (magari costruendo una costosissima ed inutile nuova sede), per affittarlo a canone calmierato, alle famiglie bisognose del territorio. Abbastanza inaudito: come inaudito è scoprire che la Famiglia Cooperativa in questione tiene aperti negozi di prossimità in luoghi dove la logica della redditività imporrebbe di chiudere, per servire il territorio. Evidentemente riuscendo, con la propria struttura di costi e ricavi, a rendere sostenibile un’iniziativa che, secondo criteri normali, sarebbe priva di senso e di logica. Lo dicono i bilanci, sostanzialmente privi di debiti bancari: e lo dicono, soprattutto, le facce e le opere di quelle persone. Spero di rivederli presto.

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