Ho letto e regalato.

Ho letto e regalato.

Ho letto e regalato ad amici e colleghi il suo libro “Qualità degli affidamenti bancari”.

La prima parte, in modo particolare, rappresenta una lucida analisi della realtà bancaria attuale. Purtroppo la cultura della “qualità degli affidamenti” in banca ha sempre più lasciato spazio ad una diffusa crescente impreparazione da parte degli addetti ai lavori.

Gli automatismi, l’uso inappropriato del rating (come sostituto assoluto della fase istruttoria, elemento di valutazione indiscusso, costruito su logiche statistiche che “guardano al passato”, realizzato da professionisti che ragionano secondo logiche assicurative più che bancarie, capace di generare volumi crescenti di crediti problematici) ha reso le banche incapaci di effettuare una valutazione attenta e professionale del rischio di credito.

Le strutture che all’interno delle banche sono incaricate di occuparsi della formazione, spendono a loro volta migliaia e migliaia di euro allo scopo di non creare professionisti bancari (anche se spesso si parla di percorso sviluppo competenze creditizie) e più semplicemente per diffondere (direi imbottire la testa) nozioni sostanzialmente avulse dal contesto operativo, che però rappresentano un’importante vetrina all’interno e all’esterno della banca per gli stessi formatori e per le stesse  strutture di formazione..

Quando si pensa di affrontare il tema della qualità, nel credito, il contenuto di questi corsi verte sui tempi di risposta al cliente, quale unico e compulsivo elemento di preoccupazione di intere reti commerciali e crediti. Non si perde occasione – visto che si parla di qualità degli affidamenti –  di ricordare l’importanza e la necessità di attuare politiche di  sviluppo degli impieghi, allo scopo di raggiungere gli obiettivi di budget.

Credo che questo tipo di atteggiamento, ben evidenziato e descritto nel suo libro, abbia assunto contorni preoccupanti, specie se a questo tipo di considerazioni si associa l’inesorabile lettura dei bilanci bancari degli ultimi anni.

Il rapporto sofferenze/impieghi, quale parametro oggettivo di misurazione e comparazione della qualità del credito all’interno del Sistema, ha raggiunto livelli critici in termini di sostenibilità, criticità che purtroppo viene affrontata dai vertici delle banche, come sempre, affermando l’assoluta necessità, per la banca, di attuare una logica della “crescita” degli impieghi (unica ricetta valida per uscire dalle secche, di cui i manager attuali hanno cognizione, vista l’origine e l’esperienza di vendita che li ha portati a rivestire quei ruoli). A questa strategia, se non a parole smentite poi dai fatti e dai messaggi subliminali, non si accompagnano interventi di prevenzione e mitigazione dei rischi.

La prego, continui nella sua opera di diffusione della cultura creditizia, continui con forza, ricordi i principi di base della sana e prudente gestione bancaria, difenda la qualità degli affidamenti bancari per un sano, equilibrato sviluppo delle banche e del Paese.

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